sabato 15 dicembre 2012

Loghi d'autore per "Mattinarte"

Loghi d'autore per "Mattinarte"PAN Palazzo delle arti
via dei mille 60, Napoli
 fino al 30 dicembre 2012.


di Francesca Panico

martedì 11 dicembre 2012

MUTAZIONI HUMANE E PENSIERO


MUTAZIONI HUMANE E PENSIERO a Roma dal 22/12/2012 al 28/12/2012

International body Performance Art Festival Mutazioni Humane e Pensiero



22 DICEMBRE PRESSO LA GALLERIA MONDRIAN SUITE via dei Piceni 39, 00185 Roma
IL 28 DICEMBRE PRESSO LA FONDERIA 900 Via Assisi, 33 00181 Roma
Con il Patrocinio dell'Ambasciata del Cile

Il progetto "Mutazioni Humane e Pensiero" è un festival di Performance Art con ospiti di rilievo della scena performativa contemporanea internazionale dal Cile, la Germania e l'Italia che hanno svolto un ruolo importante nella diffusione di questo linguaggio nel loro paese di origine. 

La Performance art ha origine negli Stati Uniti D’America negli anni ’60. E' una particolare forma artistica dove l'azione di un individuo o di un gruppo, in un luogo particolare e in un momento particolare costituiscono l'opera. Performance Art significa che è dal vivo e che è arte, non teatro. Gli anni ’70 hanno anche visto l’apogeo della "Body Art" dove la carne dell’artista è la tela, usando e modificando il proprio corpo come se fosse una forma di scultura, di scultura sul vivente.

Il progetto "Mutazioni Humane e Pensiero" è un festival di Performance Art con ospiti di rilievo della scena performativa contemporanea internazionale dal Cile, la Germania e l'Italia che hanno svolto un ruolo importante nella diffusione di questo linguaggio nel loro paese di origine.
Il governo cileno, sostiene i propri artisti e consente loro di partecipare a questo festival totalmente indipendente.
Tra gli artisti Gonzalo Rabanal dal Cile, performer e curatore della Biennale Deformes, con le sue azioni in memoria della dittatura subita durante il periodo di Pinochet è un importante punto di riferimento artistico in Cile, simbolo di libertà e lotta agli orrori della dittatura in generale.
Dal Cile anche Pamela Navarro e Alperoa, coppia nell'arte e nella vita, come lo sono anche Verena Stenke e Andrea Pagnes (Germania-Italia) curatori del Performance Art Week di Venezia e autori di un progetto tra performance e cinematografia, promettono di coinvolgere il pubblico in una performance sul fallimento e l'amore estremamente poetica e struggente.Tra gli italiani Angelo Pretolani, il Collettivo Cercle, Marco Fioramanti e Monica Melani. Curatrici dell'evento le artiste italiane Kyrahm e Julius Kaiser, che nel loro percorso artistico sono state portavoce di un messaggio politico contro la discriminazione e la violenza di genere.

L'arte non ha regole, a un pittore non puoi rimproverare di aver violato i canoni. Lo scienziato deve invece rispettare le regole sottese ai fenomeni naturali. Personalmente amo considerare la matematica, la meccanica dei quanti, le strutture molecolari e altre costruzioni scientifiche come espressioni assolute di arte astratta. C'è una bellezza intrinseca nelle leggi della natura che non è facile cogliere, così come non è facile apprezzare all'istante un quadro di Picasso". (John D. Barrow).

Attualmente l'arte contemporanea ricorre sempre più spesso alla tecnologia, divenendo tecno-cultura, spesso manipolazione della natura e straordinario controllo di forze naturali. Nascono le tendenze degli artisti attuali ad usare e modificare il proprio corpo come se fosse una forma di scultura, di scultura sul vivente anche in maniera ESTREMA.

Se negli anni 80 e 90 l'attenzione all'intelligenza artificiale, al cyborg e alla biomeccanica era tale da indurci a parlare di postumano, in questo affacciarsi al secondo decennio del 2000 non possiamo più non prendere in considerazione l'invisibile, la sostanza delle emozioni, la fisica del pensiero.

Per questo gli artisti saranno invitati ad elaborare delle performance che riflettano la necessità di una estensione ulteriore tra arte, carnalità, scienza e filosofia.
Kyrahm e Julius Kaiser




L'EVENTO SI SVOLGERà il 22 DICEMBRE PRESSO LA GALLERIA MONDRIAN SUITE via dei Piceni 39, 00185 Roma

IL 28 DICEMBRE PRESSO LA FONDERIA 900 Via Assisi, 33 00181 Roma

è consigliata la prenotazione via mail al seguente indirizzo:
humaninstallations[at]gmail.com

programma e informazioni:

http://www.mutazionihumane.blogspot.com/

http://www.mutazionihumane.it/

giovedì 6 dicembre 2012

Coexist. Eight different kind of fantastic art

Coexist.
Eight different kind of fantastic art
a cura di Ivan Quaroni

E-lite studiogallery
Corte San Blasio 1c | Lecce
8 dicembre 2012 – 26 gennaio 2013
Opening: sabato 8 dicembre ore 18:30

La mostra presenta con oltre venti opere una ricognizione nell’immaginario surreale di otto pittori 
italiani contemporanei:

Nicola Caredda
Anna Caruso
El Gato Chimney
Carlo Cofano
Jara Marzulli
Massimo Quarta
Tiziano Soro
Vania Elettra Tam


Comunicato stampa

per restituire uno spaccato rappresentativo dell’arte fantastica in Italia.

E-lite studiogallery continua il suo percorso espositivo in un costante dialogo con il sistema dell’arte sia internazionale sia italiano e dopo la personale dedicata all’astrazione della pittrice newyorkese Mary Obering, presenta dal prossimo 8 dicembre al 26 gennaio 2013 la mostra collettiva Coexist. Eight different kind of fantastic art, a cura di Ivan Quaroni: una ricognizione nell’immaginario surreale di otto pittori italiani contemporanei, ciascuno dei quali affronta con originalità il tema della rappresentazione non ordinaria della realtà.
Una mostra che punta lo sguardo sulla figurazione italiana per proseguire l’attenta opera di esplorazione dei più promettenti talenti artistici della scena contemporanea portata avanti dalla galleria leccese e che vede nella curatela di Ivan Quaroni, critico milanese attivo nella ricerca e nella promozione delle più recenti tendenze dell’arte contemporanea, una conferma della mission della galleria di porsi come crocevia per l’arte, creando scambi e gemellaggi con altre realtà nazionali e internazionali.
Con oltre venti opere inedite, Nicola Caredda, Anna Caruso, El Gato Chimney, Carlo Cofano, Jara Marzulli, Massimo Quarta, Tiziano Soro e Vania Elettra Tam, questi gli otto artisti selezionati da Ivan Quaroni, accompagnano lo spettatore in un viaggio al centro di quella che può definirsi un’attitudine, un’inclinazione comune: la facoltà dell’immaginazione attiva.
La mostra è realizzata da E-lite studiogallery in partnership con Vestas Hotels & Resort, promossa dal Comune di Lecce – settore Cultura e con la partecipazione di Maison de Créatif. Sponsor d’eccezione Nicolì Costruzioni, GeoArk Architettura d’interni e maison d’estia b&b.

Accompagna la mostra un catalogo con testo critico di Ivan Quaroni edito da Editrice Salentina.

info: elitestudiogallery.com


lunedì 26 novembre 2012

VERTIGO ARTE in picciol vaso


           

VERTIGO ARTE
centro internazionale di ricerca per la cultura e le arti visive contemporanee
Via Rivocati, 63 Cosenza

 "In picciol vaso...piccoli quadri per una condivisione"
a cura di Franco Giordano
2 / 12 dicembre 2012



artisti

Salvatore Anelli,,Sergio Angeli, Caterina Arcuri, Gianpaolo Atzeni, Barbara Ardau, Antonio Baglivo, Calogero Barba, Angela Barbera, Geppo Barbieri, Renata Boero, Anna Boschi, Carmine Calvanese, Vito Capone, Gianni Celano Giannici, Silvia Cibaldi, Letterio Consiglio, El Gato Chimney, Giuliano Cotellessa, Ferruccio D'Angelo, Teo De Palma, Mimmo Di Caterino, Luce Delhove, Marcello Diotallevi, Giulio De Mitri, Danilo De Mitri, Maria Elena Diaco, Matilde Domestico, Salvatore Dominelli, Franco Flaccavento, Alessandro Fonte, Alberto Gallingani, Ombretta Gazzola, Francesco Guerrieri, Lillo Giuliana, Ernesto Jannini, Raffaele Jannone, Anna Lambardi, Giovanni Leto, Fulvio Longo, Mimmo LongobardiSalvatore Lo VaglioGhislan Mayaud, Ruggero Maggi, Francesca Maranetto Gay, Franco Marrocco, Viviana MaurielloDiego Minuti, Leila Mirzakhari, Elena Modorati, Albano Morandi, Antonio Noia, Vincenzo Paonessa, Arturo Pagano, Mario Parentela, Salvatore Pepe, Andrea Petrone, Shawnette Poe, Teresa Pollidori, Tarcisio Pingitore, Neda Shafiee, Loredana Raciti, Mauro Rea, Margherita Levo Rosemberg, Giuseppina Riggi, Angelo Riviello, Fiorella Rizzo, Leonardo Santoli, Antonio Saladino, Anna Santinello,  Antonio Sassu, Gianfranco Sergio, Franco Spena, Fausta Squatriti, Stefano Soddu, Giulio Telarico, Ernesto Terlizzi, Delfo Tinnirello, Antonio Pujia Veneziano, Armanda Verdirame, Fiorenzo Zaffina, Rolando Zucchini.



comunicato stampa
In picciol vaso prezioso unguento, recita la vulgata, o meglio recitava, perché da decenni una società enfatica e bulimica, smaniosa di possedere sempre più e sempre più in grande, ha mortificato quel pensiero, relegandolo nei bassifondi della memoria, per tendere verso una visione ciclopica di ogni manifestazione della nostra quotidianità. Così, in virtù di grandi numeri che un’economia gonfiata e una finanza a vocazione esasperatamente speculativa, hanno perseguito, si sono creati, ballando a cuor leggero nei saloni lussuosi d’un immaginario Titanic, disastri questi sì immani. Ma forse saranno proprio essi a riportarci lentamente alla realtà e a una sua dimensione più equilibrata, a farci cogliere, tra tanto altro, il senso più profondo di quel detto, che naturalmente non è assoluto o peggio ancora riferito soltanto a una corporeità, ma un monito alla comprensione di un’esistenza più complessa e ramificata, diversificata, dove il senso della proporzione, della ricerca più minuziosa, dell’armonia, dell’equilibrio, dei comportamenti meno sbandierati, delle concezioni di vita meno roboanti, dell’attenzione alle piccole cose, torni ad avere un giusto valore, una nuova considerazione, quasi direi un’evangelica comprensione della sua preziosità: Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. 

Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo, Marco (14, 3-9) (ma anche negli altri evangelisti), episodio che potrebbe essere all’origine della nostra vulgata. In codesta direzione intende muoversi “in picciol vaso...” come riscoperta e riproposizione d’una dimensione diversa e ancora stimolante, del resto nell’alveo d’una tradizione eccelsa che da Cimabue (alcune attribuzioni), o, se vogliamo, meglio ancora dalle icone bizantine, arriva ai nostri tempi, penso ad esempio, tra gli altri, ai piccoli deliziosi dipinti di Chagall, non quadri di un’esposizione, ma (piccoli) quadri per una condivisione tra artisti, associazione e amanti dell’arte e insieme per un gesto di solidarietà reciproca, un dono di bellezza, un’emozione per le imminenti festività offerta a chi vorrà coglierla per il proprio piacere, ma anche come tangibile segno di attenzione e affezione verso questo spazio espositivo. 
Franco Gordano

martedì 20 novembre 2012

Le immagini più belle del 14 novembre 2012

Le immagini più belle e significative della manifestazione-rivoluzione in tutta Europa del 14 novembre 2012 
 (In fase di selezione)










Dal blog: http://www.lettera43.it/politica/europa-l-unione-e-a-pezzi_4367572583.htm

LO SCENARIO
Europa, l'Unione è a pezzi
Il Sud si allea contro l'austerity. Il Nord è coeso contro nuove spese. E la guerra sul bilancio rischia di far saltare tutto.
di Barbara Ciolli e Giovanna Faggionato


Lo sciopero europeo contro l'austerity degenerato in scontri di piazza, i politici di Bruxelles spaccati sui fondi per il budget comunitario, l'ex supercommissario dell'Unione europea Mario Monti in difficoltà nel suo ruolo di ponte tra i governi per superare la crisi.
All'indomani delle manifestazioni del 14 novembre indette dalla Confederazione europea dei sindacati (Ces), il bilancio è di una progressiva frammentazione, anziché di una coesione, economica e sociale.

L'UE A DUE VELOCITÀ. Sul piano della mobilitazione, complici i diversi strumenti di lotta sindacale messi in campo nei Paesi dell'Ue, si è riproposta la separazione tra gli Stati del Nord, con l'economia nazionale ancora stabile e le piazze semivuote, e l'Europa del Sud, scossa da tensioni sociali che sfociano ormai regolarmente in episodi di guerriglia urbana.
L'Europa a due velocità si ripropone anche sul fronte politico, con Consiglio, Commissione e parlamento europei impegnati in un braccio di ferro su chi chiede risorse aggiuntive e chi vuole i tagli alla spesa, da decidere nei budget per i prossimi anni.

UNIONE SOCIALE A RISCHIO. Inevitabilmente, la crisi peserà sulle politiche sociali comuni per gli ormai quasi 500 milioni di cittadini dell'Ue. Che si interrogano se il processo di accentramento e la cessione di sovranità in corso porteranno davvero ai futuri Stati Uniti d'Europa. Oppure, invece, a un'Europa ancora più divisa e povera.

Sindacati frammentati in Europa e incapaci di un'azione davvero comune
Nel giorno dell'austerity il quadro è stato sconfortante, nonostante la chiamata dei sindacati raccolti nella lotta contro la tecnocrazia europea in diversi Paesi.
La Ces sulla carta rappresenta 84 sindacati nazionali. Ma formalmente hanno aderito alle proteste 40 organizzazioni sindacali in 23 Paesi, cioè meno della metà dei sindacati rappresentati a Bruxelles. E con formule molto diverse.

GUERRIGLIA NELL'EUROPA DEL SUD. In Spagna e in Grecia, dove la disoccupazione giovanile è in drammatico aumento con punte del 50%, ma anche in Portogallo e in Italia, migliaia di persone sono scese in strada e sono andati in scena soprattutto gli scontri tra polizia e manifestanti, con feriti, cariche e manganellate.
Al Nord, invece, dall'Olanda ai Paesi scandinavi, i sindacati hanno organizzato azioni dimostrative e picchetti di solidarietà per i lavoratori degli Stati in crisi: in Germania, dove formalmente non c'è stata alcuna adesione, i dimostranti sono stati poche centinaia.
In Belgio, a Bruxelles, gli indignados si sono riuniti davanti alle ambasciate di Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda e Cipro, per spostarsi poi a lanciare uova davanti a quella della tedesca.

La ricerca di un nuovo modello di lotta comunitaria
La questione è in parte di forma: il modello scandinavo con tre grandi sindacati slegati dalla politica e divisi per settore produttivo, difficilmente si sposa con le organizzazioni politicizzate dell'Europa del Sud.
In parte, invece, il problema è di sostanza: i lavoratori tedeschi non scendono in piazza per gli spagnoli disoccupati. E il coordinamento comunitario non ha il potere per superare gli egoismi. All'Europa, insomma, non manca solo un governo, ma anche tutti i corpi intermedi in cui la società civile si organizza.

RIDEFINIRE LE POLITICHE SINDACALI. Il nodo del welfare a rischio e delle lotte comuni per i diritti sul lavoro non è certo di facile risoluzione in tempi di recessione e globalizzazione e in un'Europa ancora in fase di costruzione.
Ma «in un momento in cui si impone la ridefinizione dei modelli, che il dibattito resti acceso grazie all'attivismo delle organizzazioni e delle nuove reti di protesta degli Stati del Sud» è comunque significativo, commenta a Lettera43.it Mirella Baglioni, docente di Sociologia del lavoro all'Università di Parma ed esperta di politiche sociali ed economiche europee.

L'APPROCCIO È MIOPE. È in atto un complesso processo di ridefinizione degli strumenti e dei modelli, di pari passo con un'evoluzione della società, che, con la progressiva riduzione del lavoro dipendente, non può più essere «rappresentata solo in termini di lotta di classe».
Di conseguenza, «un certo approccio miope dei sindacati, che spesso hanno guardato a difendere le loro categorie di lavoratori, pur senza ostacolare le altre, dovrà essere necessariamente rivisto e allargato», spiega Baglioni.

La guerra sul budget rivela i particolarismi europei
Il miglior termometro delle spinte centrifughe che animano l'Europa è d'altronde la guerra in corso sul budget dell'Ue.
Come prevedibile, alla fine del settennato di programmazione finanziaria 2007-13, le spese della Commissione sono aumentate perché i progetti finanziati sono in dirittura d'arrivo. Tanto che il bilancio del 2012 ha un buco di 8,9 miliardi di euro: se non ripianato si traduce in tagli al programma Erasmus, ma anche ai fondi strutturali che arrivano alle Regioni e ai programmi del fondo sociale.

BILANCIO 2013 BLOCCATO. Ma i Paesi del Nord Europa si sono rifiutati di aprire i cordoni della borsa. E il parlamento europeo per tutta risposta si è rifiutato di iniziare la discussione sul bilancio del 2013.
Contemporaneamente si è aperta la battaglia (campale) per il budget dei prossimi sette anni (2014 - 2020). E, non a caso, i due fronti contrapposti sono gli stessi: i Paesi del Nord, capeggiati dalla Gran Bretagna di David Cameron stanno cercando di tagliare la quota di contributi dovuti al governo comunitario e di trattenere i fondi in casa. I poveri del Sud cercano invece di drenare risorse.
La posizione degli oltranzisti settentrionali è maggioritaria all'interno del Consiglio dell'Ue, tanto che il presidente Herman Van Rompuy ha presentato un contro piano di bilancio con tagli da 80 miliardi, di cui 25 miliardi alla politica agricola comunitaria.

IN GIOCO IL FUTURO DELL'UNIONE. La posta dello scontro, insomma, è altissima.
«La partita si gioca a livello macroeconomico - su quanti punti di Pil devono essere destinati a Bruxelles - ma alla fine è uno scontro politico», spiega Francesca Balzani, europarlamentare membro della commissione Bilancio.
Ma attenzione: «In gioco c'è il futuro dell'Unione: va da sé che se tagli il bilancio di un'istituzione è un segnale molto chiaro».
Giovedì, 15 Novembre 2012                     

martedì 13 novembre 2012

Altro sistema dell'arte

Titolo: Altro sistema dell'arte
Autore: Domenico (Mimmo) Di Caterino
Prezzo: euro 13,40




  • Formato libro : A5
  • Pagine : 110
  • ISBN : 9788867424368
  • Anno di pubblicazione : 2012







  • Comunicazione
    “Con questo lavoro non si vuole diffamare nessuno, sondiamo strade nuove, stanchi di un sistema che è per la libera ricerca artistica limitante.
    I veri “addetti ai lavori” del sistema sono gli artisti.
    Vi è stato un tempo dove la discussione intorno al senso dell’arte era degli artisti, poi è arrivato il mercato privato globale con lui i critici, curatori, galleristi e il circo bipolare mediatico politico che in nome dell’omologazione hanno convinto che per farsi comprendere dal pubblico e dalla comunità servissero filtri.
    Ma questo è vero? In nome di un’idea di autodeterminazione d’artista ho collezionato insulti e diffide legali che mi hanno collocato alla periferia estrema di tutti i dibattiti ufficiali sul senso dell’arte; ho deciso di rispondere con questo testo caotico nella scansione filologica e temporale, dove tento di rinegoziare gli equilibri che relegano l’artista nella condizione (unica) di libero professionista impossibilitato a partecipare a dibattiti e convegni che riguardino il suo lavoro, un tentativo di aprire un cantiere che porti ad un altro sistema con gli artisti liberi di dibattere il senso del loro lavoro senza filtro di casta e nepotismi di sorta” (l'autore)


    Opinione
    Penso che sia interessante leggere questo libro di Domenico (Mimmo) Di Caterino, anche perché non credo che "le vie dell'arte" siano solo quelle indicate e "imposte" dal sistema mercantile, che hanno limitato, se non mortificato e "ammazzato" moralmente, soprattutto dalle soglie degli anni 80 fino ad oggi, la creatività nella libera ricerca artistica, di tante giovani promesse...penalizzando non pochi artisti, anche meno giovani, dei quali tanti validissimi, facendo della ricerca, una situazione sterile, e dell'Italia (nel nostro caso) una nazione non-competitiva, in quanto a nuove proposte di arte contemporanea, nei confronti di altri paesi...Se ci sei "esisti". Se non ci sei "non esisti", nel circuito abilmente e intelligentemente costruito in concertazione: mercanti; sponsor privati; collezionisti; riviste specializzate; musei; critici; curatori;...per ultimo...gli artisti.


    Un sistema che, oggi, nel vuoto evidente di valori che ne è scaturito (grazie anche a tutto un insieme di motivazioni consequenzialmente legate anche e soprattutto alla politica e all'economia, che hanno condizionato non poco, quest'ultimo trentennio, invece di metabolizzare, dopo i vari(e recenti) Festival dell'Arte tenuti a Faenza, in cui ci si auto-interrogava (evidentemente, senza porsi mai una risposta pertinente), cosa fa? si auto-celebra!

    L'altro sistema dell'arte? Buona lettura! Stiamo vivendo un momento di profondi cambiamenti (sperando in meglio), per una nuova avventura? si parla di "rivoluzioni". Approfittiamone...

    N.B. Leggendo questo libro di Domenico (Mimmo) Di caterino, non si firma nessun contratto, anzi ci si informa arricchendosi di un nuovo dibattitto, senza fare personalismi o essere "contro qualcuno". Un dibattito che tanto nuovo non è, soprattutto per Mimmo, che da anni sta battagliando sia nella realtà che in rete, in modo discutibile, sicuramente, ma serio, coerente e riflessivo, a volte in modo frontale e a volte in modo ironico e irriverente, suscitando non poche perplessità, nel provocare la suscettibilità di alcuni dei personaggi che fanno parte del sistema (di cui qualcuno, anche mio amico). Si vuole semplicemente dibattere, senza diffamare nessuno. L'importante è saper rispondere, non certamente ricorrendo alle querele. Questo non è un modo di porsi, in questo caso, di "contrapporsi", a un dissenso propositivo, senza ascoltare (Angelo Riviello)...


    Citazione
    Difficile stabilire la verità in questa epoca di menzogne: "Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Siate il peso che inclina il piano. Siate sempre in disaccordo perché il dissenso è un’arma. Siate sempre informati e non chiudetevi alla conoscenza perché anche il sapere è un’arma. Forse non cambierete il mondo, ma avrete contribuito a inclinare il piano nella vostra direzione e avrete reso la vostra vita degna di essere raccontata. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai." (Bertrand Russell)

    lunedì 12 novembre 2012

    "ECCE ARTIST" - international artist selfportrait exhibition


    "ECCE ARTIST" - international artist selfportrait exhibition
    a cura di Mariagrazia Benvenuti e Alessandro Stacchi
    Evento pubblico
    dal 10/11/2012 al 31/7/2013



    Introduzione di Mariagrazia Benvenuti

    “ECCE ARTIST” 300 E Più AUTORITRATTI D’ARTISTA IN MOSTRA AL CENTRO SERVIZI DI BELLEZZA “FABBRICAIMMAGINE” DI ROMA. VERNISSAGE SABATO 10 NOVEMBRE 2012 ORE 19.00 (via dei tre pupazzi 5/A tel. 06 6868262 - 338 9665584)
    EVENTO PATROCINATO DA ROMA CAPITALE MUNICIPIO XVII

    Partecipano allo show oltre trecento opere di artisti da tutto il mondo: ricerche artistiche più disparate, opere pittoriche, fotografiche, digitali e in poesia, provenienti dalle più diverse formazi...

    oni.
    Si spazia dall’iperrealismo alla digital art, dall’ipercontemporaneo al figurativo, alla grafica, alla street art, al pop surrealismo, al polimaterico…….
    Presenti autori affermati, emergenti e neofiti sperimentatori che esprimeranno in un fittissimo dialogo il proprio pensiero attraverso il prodotto detto “arte”.
    L’evento ha come unico scopo quello di promuovere l’arte e i protagonisti che la rappresentano.
    L’autoritratto è il linguaggio più significativo che l’artista utilizza per interagire con lo spettatore, il quale è invitato a cogliere il senso e il significato della poetica dell' “essere “ artista.
    Attraverso l’interpretazione del “se” gli autori estraggono le essenze più intime: espressioni inquiete o pacificate, corpi dissolti o irriverenti, volti sereni, percezioni allarmanti, tratti accennati, ritagli d’anima deposti in piccole opere di cm 20X20.
    Tasselli di vita raccontati, recitati, sputati, in un percorso che coinvolge lo spettatore immergendolo in un micro-macrocosmo dove riflettere sulle tematiche essenziali dell’”essere umani” nella società contemporanea.
    Intime necessità di comunicazione senza sottomissioni all’establishment dei circuiti artistici.


    ECCE ARTIST” di Michele La Porta

    “Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso; e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima.” E' questo il tema della Mostra internazionale "ECCE ARTIST" - AUTORITRATTO D'ARTISTA, a cura di Mariagrazia Benvenuti e Alessandro Stacchi, organizzata da "FABBRICAIMMAGINE" con il patrocinio di Roma Capitale.

    Soli 20x20 cm, un apparentemente confine o gabbia, per esprimere la sconfinata percezione di se stessi che, proprio di lineare e "regolare nelle forme", sembra non avere nulla. Una raccolta di opere di piccolo formato, eseguite con qualsiasi tecnica e materiale, digital, pittura, fotografia, collage aperto anche alla scrittura e alla poesia, che è sembrata una sfida.

    I meccanismi psichici che si manifestano nelle dinamiche dell'autoritratto, partendo dal contrastante rapporto che abbiamo con la nostra immagine e la percezione che gli altri hanno di noi, diventano, quindi, la messa in scena di queste risultanti.
    Elaborare un'immagine, un volto o una forma che siano espressione della nostra identità non è, però, un'impresa semplice.

    Il senso di identità, infatti, non può prescindere anche dalla materializzazione della percezione interiore che è ben più complessa dello schema corporeo, suppur ne funga da inevitabile contenitore o "specchio".
    L'autoritratto, collegando i modelli percettivi e analitici degli elementi interni ed esterni è, per l'artista, un mezzo per interrogarsi, scandagliarsi e celebrarsi.

    E' l'espressione creativa della necessità di dare sostanza e visibilità alla pluralità delle proprie maschere ma anche un manifesto psicologico con il quale dare un corpo e una rappresentazione alle proprie ansie, insicurezze, lacerazioni, debolezze, consapevolezze, ricchezze e speranze.
    Speranze, spesso, di ancorarsi alla Storia, dando a se stessi un senso di immortalità, rappresentando quel doppio che sopravviverà e resterà eterno.



    "L’autoritratto in "piccola" mostra",  di Alessandra Pontecorvo

    Il “Call for Artist” della Mostra Internazionale di Opere di Piccolo Formato organizzata da Mariagrazia Benvenuti (ottobre 2012) in “FABBRICAIMMAGINE”, a Roma, ha come tema, quest’anno, “Ecce Artist”, autoritratto d’artista.

    L’autoritratto è presente in tutte le fasi della storia dell’arte, come dimostrazione di bravura, come autocelebrazione, come volontà di lasciare testimonianza di sé da parte dell’artista (sia esso pittore, scultore o scrittore) . Può essere però più interessante ai nostri giorni prendere atto della rottura degli schemi tradizionali avvenuti nel clima pittorico antinaturalista del Novecento. Qui, gli autoritratti di Gauguin ed Ensor hanno aperto la via a mille auto-metamorfosi di volti e corpi. Sempre in questo filone si iscrivono gli esperimenti precubisti dì Picasso il quale, attribuendo alla sua figura i tratti grossolani di una maschera africana, si accosta al gusto primitivista degli artisti tedeschi del primo espressionismo.

    Rimasto saldo in sella anche durante il ritorno del tradizionalismo, come ben indicano, in Italia, la serie degli autoritratti metafisici di de Chirico o, in Germania, il freddo realismo degli autoritratti nell'ambito della Nuova Oggettività, l’autoritratto si è fatto, invece, raro nei primi due decenni del secondo dopoguerra in quanto inadatto al gusto astratto e informale prevalente. E’ poi è tornato in uso con la pop art, l'iperrealismo, le varie correnti neofigurative di fine secolo, col contributo anche del diffondersi della fotografia come medium artistico (A, Warhol, Gilbert & George, J. Beuys). Ricordiamo a questo proposito – in una produzione artistica che diviene sempre più complessa sotto la spinta della immensa storia che la precede – il Triplo autoritratto di Rockwell (1960), che mostra sé stesso davanti a una tela intento a copiare il suo volto riflesso da uno specchio, sotto la tutela di autoritratti del passato, da Dùrer a Picasso, riprodotti nel quadro.

    "Attraverso lo sguardo, metafora del suo potere creativo, l'auto-ritrattista acquisisce un triplice ruolo, in quanto è allo stesso tempo autore, soggetto e spettatore”, ha affermato Cristina Nuñez, fotografa spagnola che ha proposto l’autoritratto come metodo di auto-terapia. Non è difficile capire quanto questo sia vero. Ma, restando nel campo della produzione di opere d’arte, possiamo dire che ogni autoritratto, al di là dello sguardo sulla propria interiorità, è sempre una sorta di performance. Deve entrare in gioco l’intenzionalità: è assolutamente impossibile costruire la propria immagine in modo inconscio. Il nostro agire o recitare è funzionale a ciò vogliamo che gli altri vedano di noi, ma prima dobbiamo entrare in contatto con la molteplicità del nostro essere e decrittarla (e costruirla). Quindi, se l’autoritratto è performance non è detto che sia un’auto-confessione realistica. Può essere anche gioco: possiamo uscire da noi stessi, immaginarci diversi da quello che siamo, come ha fatto l’artista giapponese Tomolo Sawada con le sue quattrocento fototessere-autoritratto che rappresentano quattrocento donne diverse; oppure possiamo ricorrere allo pseudo-autoritratto ( Autoritratto come farabutto di J.M. Basquiat, 1982): un'irriconoscibile maschera primitivista cui l'autore ha attribuito uno status di autoritratto in quanto espressione del proprio sentimento e gusto creativo. Le opere pervenute a FABBRICAIMMAGINE in seguito al Call di quest'anno mostrano di iscriversi perfettamente nel solco tracciato dalla storia dell'arte: si va dal minimalismo realista ironico all'informale, dalle composizioni finto-collage a sofisticati autoscatti, da straordinari grafismi a gouasches e polimaterici. Veramente un concentrato, di eccellente livello, di quello che offre il panorama artistico mondiale.








    Artisti:
    Sonya Benskin Mesher, Alessandro Stacchi, Jan Theuninck, Riccardo Bonelli, Serena Rossi, Guroga, Armando Moreschi, Cotis Polyla, Federica Barcellona, David Mohallate, Ilham Laraki Omari, Mariano Bellarosa, Walter Festuccia, Davide Barbanera, Alessandra Pontecorvo, Pieter Zandvliet, Giovanni & Renata Strada, Lana Khavronenko, Elmadani Belmadani, Rita Mantuano, Marcello La Neve, Mariagrazia Benvenuti, Roberto Sscala, Soumicha Bachiri, Elena Sellerio, Karen Alekyan, Melita Olmeda, Vincenzo Cangiano, Sabela Bana, Laura Ccristin, Luciano Fabale, Maria Manuela Pochetti, Snappy & Madame Mailarta, Francesco Pessei, Mario Selloni, Boutaffah Mohamed Larbi, Michela Ciampanelli, Deianira Tolema, Marco Ceccarini, Paola Zucchello, Oxana Mahnac, Feofeo, Luigi Guarino, Claudio Parentela, Kommissar Hjules, Angela Caporaso, Marco Lay, Daniela Panebianco, Simona Rei, Michael Falzone, Rima Almozayyen, Deni, Daniel Daligand, Cinzia Mastropaolo, Valentine Mark Herman, Demetrios Koutarelis, Beatriz Albuquerque, Miriam Ravasio, Heike Sackmann, Jaromir Svozilik, John Jennings, Giuliano Cotellessa, Fabio Mariani, Michel Della Vedova, Jina Wallwork, Simon Warren, Pedro Bericat, Alberto Sordi, Ahmed Amine, Fabio Santi , Consuelo Giorgi , Alejandra Ramirez, Marino Festuccia, School Of Bristol, Mimi Shapiro, Dobrica Kamperelic, Cecilia Bossi, Gabriele Springer, Osvaldo Cibilis, Alexander Sanchez, Domenico Severino, Mohamed Erraad, Rosaria Di Donato, Valerie Ceravolo, Heloisa Sonaglio, Carla Colombo, Stefania Isabella Massoni, Susanna Ribuffo, Ivana Cabriolu, Helena Santos, Pal Csaba, Ryosuke Cohen, Diane Bertrand, Aristide 3108, Russel Manning, Andrè Pace, Katerina Nikolsou, Adriano Bonari, Adey 22, Maohuan Lazy Bunny, Ambassade D'Utopia, Anete Ulmane, Jiry Subrt, Wilhelm Schramm, Wolfang Gunther, Craig Clark, Alexander Limarev, Mete Sarabi, Akhmad Syafii Haraha, Prabu Perdana, Shahrul Sahee, Honoria, Dr. Jaspal "S", Guido Bondioli, Elisa Scaramuzzino, Francesca Rizzuto, Massimo Volponi, Assunta Mollo, Maria Rosaria Cozza, Alfredo Granata, Calogero Marrali, Marco Calignano, Ana Garcia , Gianfranco Presta, Imerio Rovelli, Alfonso Caccavale, LO BERG (Lorenzo Bergamaschi), Giacoma Lo Coco, Sharon Anderson, Mony Von Ruth, Herve Alexandre, Mimana Juventa, Zigendemonic, Dorian Ribas Marinho, Clemente Padin, Picasso Gaglione, Linda Risley, Daniela Nicolò, Connie Jean, Elisa Rescaldani, Teryl Euvremer, Patricia Eloy, Claudia Del Giudice, Rosy Imbrogno, Gianfranco Maletti, Milanka Bunard, Marie Laure Van Hissenhoven, Franco Sgamma, Stephanie Seymour, Chris Nix, Andrey Zignnatto, Luann Palazzo, Marco Antonio Scarelli, Debora Alanna, Pascale Hulin, Roy Green, Maurizia Cantarani, Andreja Gomiscek, Serse Luigetti, Vlado Vesselinov, Ella Sarkisyan, Loredana Cercelletti, Nicole Le Groumellec, Elisabetta Pedata, Elettra Vinelli, Eliana Prosperi, Concetta Russo, Maria Di Cosmo, El Achani Mauina, Stefania Verderosa, Elisabetta Ecca, HEWA (Giada Di Brisco), Maria Casalanguida, Desislava Anakieva, Rosa Gravino, Rovena Bocci, Marino Ficotto, Angelo Riviello, LO SUPER (Maria Huerta Arce), Zokhrouf Abdelilah, Keiichi Nakamura, Vattacharja Chandan, Claudia Ligorria, Elettra Ranno.

    Fabbricaimmagine
    Via dei Tre Pupazzi, 5/A - Roma
    Visite su appuntamento

    INFO E CONTATTI:
    cell.338 9665584
    email: mariagraziabenvenuti@gmail.com
    evento facebook: http://www.facebook.com/events/303832473005617/?fref=ts
    blog: http://fabbricaimmagine.blogspot.it/
    http://www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?contentId=NEW383768&jp_pagecode=newsview.wp&ahew=contentId:jp_pagecode

    N.B. Informiamo che la mostra sarà visionabile da dieci giorni prima della data del vernissage esclusivamente per la stampa e per la critica su appuntamento al n. 338 9665584.
    La location “FABBRICAIMMAGINE beautè avancèe” di Maurizio Gulinello e Mariagrazia Benvenuti è un centro benessere che si occupa di servizi di bellezza a tutto tondo, specializzato nella cura dei capelli, nella consulenza stilistica, in esclusivi trattamenti di alta cosmesi con check up medici e coiffeure d’avanguardia, è anche make up atelier e make up agency.
    Periodicamente il centro offre ai suoi clienti la visione di interessanti e innovative mostre d’arte contemporanea curate dalla titolare stessa Mariagrazia Benvenuti (artista, curatrice, collezionista, estetista e make up artist specializzata in tecniche fisiomassoterapiche).
    Ringraziando per la cortese attenzione ci auguriamo di averVi tra gli ospiti.
    Saluti

    Manifesto

    mercoledì 3 ottobre 2012

    "Angelo Riviello & C (altri artisti on line): Riflessioni dall'AMACA sulla G.d.C. di AMACI" - Ottava Edizione

    "Angelo Riviello & C (altri artisti on line): Riflessioni dall'AMACA sulla G.d.C. di AMACI" - Ottava Edizione

    06 / 10 / 2012 - 03 / 11 / 2012
    Spazio Utopia Contemporary Art - Via Carmine Cesarano - Città di Campagna (Salerno)
    dalle ore 19:00 - 24:00
    http://www.amaci.org/gdc/ottava-edizione/angelo-riviello-c-altri-artisti-line-riflessioni-dallamaca-sulla-gdc-di-amaci


    Immagine guida per l'Ottava Giornata del Contemporaneo
    di Francesco Vezzoli: "Self-Portrait as Antinous Loving Emperor Adrian", 2012

    Interviste / Auto-Intervista / Video-Audio-Intervista:
    Le domande:


    Domanda: Siamo arrivati all’ottava Giornata del Contemporaneo 2012, organizzata da AMACI. Giornata che coincide con una gravissima crisi economica, annunciata da tempo.
    Potresti esprimere una tua opinione andando a ruota libera “spassionatamente”?

    Oppure rispondere a queste poche, “innocenti e semplici” domande:

    1) Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia?

    2) La formula, e cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiana e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna?

    3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

    4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

    5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)?
    * Nel caso che la risposta sia si o no, mi sai dire il perché?

    6) Secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare?


    Interviste in ordine cronologico di arrivo:
    Le Risposte

    A) Auto-Intervista (riflessionidi Angelo Riviello (artista):

    "Self-Portrait - Come sto", 2012

    Domanda: Siamo arrivati all’ottava Giornata del Contemporaneo 2012, organizzata da AMACI. Giornata che coincide con una gravissima crisi economica, annunciata da tempo.
    Potresti esprimere una tua opinione andando a ruota libera “spassionatamente”?


    Oppure rispondere a queste poche,  “innocenti e semplici” domande:

    1) Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia?

    Risposta: Si tratta di una bella iniziativa, però, per alcuni versi “lascia un po’ di amaro in bocca”, che di seguito spiegherò…

    2) La formula, e cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiane e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna?

    Risposta: lo scopo è bello…quasi “romantico” (al solo pensiero mi "emoziono"), quando si parla anche di “luoghi sperduti" della Penisola, in lungo e in  largo, come i paesini di montagna o le isole”. Le mie esperienze (in un luogo posto ai margini dei grandi centri, anche se con una sua storia dignitosa), legate alla G.d.C. ha visto però solo e sempre la presenza istituzionale di un sindaco (appositamente invitato) e di un suo assessore (alla cultura?) totalmente estranei all'arte, e di alcuni degli artisti espositori proposti, ma di pubblico presente, poche persone…Di contemporaneo, c’è solo il fatto che “contemporaneamente” l’evento si snoda in tantissime realtà italiane, che vede occupati la buona parte degli addetti ai lavori, impegnati nei loro stessi eventi e quindi “impossibilitati” a recarsi “contemporaneamente” altrove “a trovare gli amici e colleghi ”, e/o in altri siti di loro interesse, a conoscere esperienze diverse (a parte sempre le distanze e non tutti, di questi tempi, hanno un mezzo autonomo per spostarsi liberamente)…C'è da aggiungere qualcos'altro però: che a decidere "cosa è e cosa non è arte", non sono mai stati i paesini "sperduti" sulle montagne, sui laghi...o sulle isole...

    3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

    Risposta: in un momento in cui si è tagliato (e si taglia)  sul futuro, sulla scuola pubblica (da troppi lunghi anni), sull’istruzione, sull’informazione, sulla cultura e il sapere in generale, non so se tale giornata, che dovrebbe parlare di futuro (nel presente), possa servire a qualcosa, andando incontro ad un pubblico generalmente plagiato, sempre meno motivato, consapevole e “istruito”, che dell’arte contemporanea, nella sua testa, si confeziona un’idea totalmente errata e fuorviante. Certamente la mia non è rassegnazione. Si resiste? Si resiste!

    4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

    Risposta: a parte l’opinione che ho già espresso nella precedente risposta alla domanda n.3, a cosa serve manifestare per “massificare” l’arte del presente, quando il concetto e il significato stesso di “avanguardia”, o termini come “ricerca”,

    “esperimento”, “innovazione”, vengono a mancare, vengono fraintesi o addirittura ignorati, in un momento in cui sono saltati (soprattutto in Italia) tutti i parametri di una valutazione, in piena globalizzazione, che sta portando ad una  perdita progressiva di una memoria e di un’identità antropologica, artistica, culturale e comportamentale…Viene a mancare il concetto stesso di “tradizione” nell’”avanguardia", e sappiamo benissimo che non può esistere avanguardia senza tradizione. Non avrebbe senso;

    5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)?
    * Nel caso che la risposta sia si o no, mi sai dire il perché?

    Risposta: Devo annotare una contraddizione di fondo: l’AMACI, organizza questa giornata per promuovere l’arte contemporanea, e cioè di un qualcosa che secondo un concetto tradizionale, classico, di “contemporaneo” (di un qualcosa che si pensa, si progetta e si realizza nel presente, per farlo conoscere ….), cosa fa?  Nel suo logo propone i soliti maestri storicizzati (senza nulla togliere alla loro storia, sia ben chiaro), già molto conosciuti, anche da un vasto pubblico di non addetti ai lavori (un pò come Picasso e Giotto, che li conoscono finanche i bambini delle elementari). Un pubblico (diciamo  “appassionato”, per capirci), che frequenta normalmente (forse) i musei d’arte moderna, e che fa lunghe file per visitare la mostra di Van Gogh, ma che non va ad una prima di arte contemporanea, per il semplice motivo che non lo sa, o perché non la segue ritenendola troppo d’elite: l’elite degli “eletti”. A me, quindi, sembra una contraddizione di fondo, di un sistema che se ci sei “esisti”, se non ci sei “non esisti”. Allora mi domando e dico, a cosa serve tale Giornata? per fare da contorno ai maestri storicizzati? Demagogia del sistema per dire "noi siamo democratici"? Se è per socializzare, nel contatto diretto con il pubblico, mi starebbe anche bene…Però, per me, manca qualcosa, a parte le “schizofrenie”, le “ambiguità” e le contraddizioni…

    Domanda: e secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare?

    Risposta: Proporrei (esprimendo solo una mia opinione) gli stessi artisti aderenti, che a “concorso” potrebbero essere selezionati di volta in volta. Oppure alternando una formula che a fasi alterne nelle edizioni, propone, da un lato (un anno, per esempio pari), un artista storicizzato e dall’altro (un altro anno, magari dispari) un artista emergente intergenerazionale, cioè senza limiti d’età (che resiste e che aderisce all’iniziativa), come uno dei tanti artisti-protagonisti che offrono il loro contributo per la buona riuscita dell’evento e farlo conoscere…Semplice. Ovviamente esistono anche formule “coraggiose” di “autodeterminazione” che andrebbero avallate e stimolate, al di fuori (però) dei soliti circuiti mercantili, trattandosi di una festa nazionale dell’arte e non di una fiera. Ogni cosa dovrebbe stare al suo posto e avere i suoi tempi…Il sistema mercantile dell'arte, non può sempre auto-celebrarsi...



    B) Intervista (riflessionidi Dario Carmentano (artista):
    http://www.dariocarmentano.com/

    "Ritratto", 2008

    Domanda: Siamo arrivati all’ottava Giornata del Contemporaneo 2012, organizzata da AMACI. Giornata che coincide con una gravissima crisi economica, annunciata da tempo.
    Potresti esprimere una tua opinione andando a ruota libera “spassionatamente”?

    Oppure rispondere a queste poche,  “innocenti e semplici” domande:

    A tutte le domande (1 -2 -3 - 4 - 5:- 6):

    Risposta: "Questa è la mia riflessione"


    "L'Italia s'è desta", 2012




    C) Intervista (riflessionidi Domenico Mimmo Di Caterino (artista):
    http://www.scultura.org/portal_memberdata/domenico_di_caterino

    "Tavor Art Mobil n.5 - Self-Portarit" 2012

    Domanda: Siamo arrivati all’ottava Giornata del Contemporaneo 2012, organizzata da AMACI. Giornata che coincide con una gravissima crisi economica, annunciata da tempo.
    Potresti esprimere una tua opinione andando a ruota libera “spassionatamente”?


    Risposta: L'idea di sostenere degli spazi pubblici d'arte contemporanea a carico delcontribuente per incrementare interessi privati è una idea malata e perversa dell'arte contemporanea, così come lo è paragonare il mecenatismo rinascimentale all'investimento bancario che passa per i giochini delle case d'aste e le bolle economiche finanziare, nel concetto di mecenatismo era insita una idea di cultura e ricerca contemporanea che non c'è dietro lo scoop giornalistico in differita che viaggia nell'idea artistica contemporanea imposta dagli spazi pubblici d'arte contemporanea a gestione privata, attestano la sconfitta della ricerca artistica davanti a media integrati ed i mezzi di comunicazione di massa, è un falso storico che annienta la vera ricerca di senso del fare artistico, io odio il circuito espositivo AMACI.

    Oppure rispondere a queste poche "innocenti e semplici" domande:
    Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia? 

    Risposta: Che si tratta di una giornata dedicata ai prodotti artistici creati da un circuito senza il quale l'artista non esisterebbe e quindi celebra la negazione dei processi di ricerca artistica propri dell'artista stesso;

    2) La formula, e cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiane e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna?

    Risposta: Mirabile strategia che mira a pubblicizzare il circuito museale di arte contemporanea in ogni dove, in teoria anche in un’automobile galleria a Capoterra in Sardegna ci si ritrova a celebrare il Man;

    3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

    Risposta: L'idea del contatto diretto con il pubblico;

    4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

    Risposta: L'idea di gestire e manipolare il contatto diretto con il pubblico, svagandolo e sedandolo in maniera compiacente, togliendogli la possibilità di riflettere da protagonista sull'arte del proprio tempo;

    5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)? 
    * Nel caso che la risposta sia si o no, mi sai dire il perché?


    Risposta: Non è giusto, l'immagine per essere partecipata dovrebbe essere de-localizzata e ciascuno dovrebbe essere libero di farsi la propria;

    6) Secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare?

    Risposta: Odiare il circuito amaci per rispettare i processi di senso dell'arte.

    p.s. in questi giorni ragiono su di un video e lo spedisco o lo pubblico direttamente, grazie per lo stimolo.




    D) Intervista (riflessionidi Rocco Sciaudone (artista):
    http://www.gheoart.org/webs/artisti/SciaudoneRocco/index.htm

    "Self-Portrait", 2008

    1) Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia? 


    Risposta: Credo che sia una iniziativa che vada motivata perchè interessante;

    2) La formula, e cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiane e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna? 

    Secondo me è giusto esporre in svariati posti della penisola. La situazione itinerante è la migliore;

    3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

    Risposta: Educare credo sia troppo grande come parola, credo più ad una partecipazione collettiva, che coinvolga altri soggetti che siano essi artisti o no, alle vicende del quotidiano;

    4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

    Risposta: Le iniziative come quelle che proponi rendono sicuramente l'arte coinvolgente verso il pubblico;

    5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)? 
    * Nel caso che la risposta sia si o no, mi sai dire il perché?

    Risposta: Secondo me non è giusto, altrimenti si soffoca sempre con gli stessi artisti, diamo spazio ad altri linguaggi;

    6) Secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare? 

    Risposta: Sicuramente tanto l'arte non si deve nascondere ma deve essere un coinvolgimento e aperta a tutti.






    E) Intervista (riflessionidi Arcangelo Moles (artista):

    "Ritratto", 2009
    Domanda: Siamo arrivati all’ottava Giornata del Contemporaneo 2012, organizzata da AMACI. Giornata che coincide con una gravissima crisi economica, annunciata da tempo.
    Potresti esprimere una tua opinione andando a ruota libera “spassionatamente”?

    Risposta: Anche nei secoli passati pochi potevano permettersi tale mestiere. L’arte è sempre fuori dal tempo economico è sempre utopia...

     Oppure rispondere a queste poche, “innocenti e semplici” domande:

    1) Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia?

    Risposta: Spesso è carente di informazione anche presso gli artisti;

    2) La formula, e cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiane e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna?

    Risposta: Riordinare i linguaggi, l’ecclettismo è respingente per tutti, e quali sono i contenuti del contemporaneo?

    3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

    Risposta: Il Contemporaneo è complesso, spesso poco pedagogico per le masse, spesso nefasto e in definitiva serve per chi lo fa;

    4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

    Risposta: Un’espressione dessai non si può massificare. Un gesto è la spettacolarizzazione, ma con messaggi rassicuranti;

    5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)?
    * Nel caso che la risposta sia si o no, mi sai dire il perché?

    Risposta: Il più gettonato su un sito AMACI da pubblicare l’anno successivo;

    6) Secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare?

    Risposta: Un programma su un canale televisivo nazionale di arte contemporanea, di teatro contemporaneo, di filosofia contemporanea. Un sito con migliaia di opere.






    F) Intervista (riflessioni) di Rosa Spinillo (Ars E Critica):

    1) Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia?

    Risposta: Penso che sia necessaria per avvicinare le persone all'Arte non prima di aver fatto opera di didattica;

    2) La formula, e cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiane e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna?

    Risposta: Come dicevo ben vengano le esposizioni nei paesi sperduti ma la gente va preparata molto prima;

    3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

    Risposta: Funziona, funziona ma dipende molto dal metodo;

    4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

    Risposta: Coinvolgere il pubblico serve a renderlo partecipe avvicinandolo all'arte;

    5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)?
    * Nel caso che la risposta sia si o no, mi sai dire il perché?

    Risposta: NO perchè è giusto dare spazio anche a chi non ce l'ha ancora;

    6) Secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare?

    Risposta: Si possono fare molte cose potendo e avendone la voglia.






    G) Intervista (riflessioni) di Anna Colmayer (Artista):

    "Ritratto", 20011

    Domanda: Siamo arrivati all’ottava Giornata del Contemporaneo 2012, organizzata da AMACI. Giornata che coincide con una gravissima crisi economica, annunciata da tempo.
    Potresti esprimere una tua opinione andando a ruota libera “spassionatamente”?

    Oppure rispondere a queste poche “innocenti e semplici” domande:

    1) Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia?

    Risposta:Pare un déjà vu.
    Pochi e poche le cose che realmente esprimono la nostra 
    idea rispetto alla situazione attuale;


    2) La formula, e cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiane e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna?

    Risposta:Lascia molto spazio a "parate" senza senso, o con un senso 
    unico... essere contemporanei nel contemporaneo ... 
    impresa ardua ...;

    3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

    Risposta:Lo spirito dei pochi ... pochi che senza doppi fini si 
    mettono in gioco;


    4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

    Risposta:Il falso desiderio dei molti di rendere l'arte un bene 
    pubblico;

    5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)?
    * Nel caso che la risposta sia si o no, mi sai dire il perché?

    Risposta:Non credo sia giusto ... ma rispecchia "l'andazzo" storico e 
    culturale del nostro paese;


    6) Secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare?

    Risposta:Ascoltare anche chi non ha una storia ma un futuro da 
    raccontare. 






    H) Intervista (riflessioni) di Rino Cardone (giornalista e critico d'arte)
    http://www.artistibahaiditalia.it/tipo2.php?id=92&cat=Artedelloscrivere
    http://it.viadeo.com/it/profile/rino.cardone

    "Ritratto"

    Domanda: Siamo arrivati all’ottava Giornata del Contemporaneo 2012, organizzata da AMACI. Giornata che coincide con una gravissima crisi economica, annunciata da tempo. Potresti esprimere una tua opinione andando a ruota libera “spassionatamente”?


    Risposta: 
    Una riflessione sulla fruizione del contemporaneo impone, in maniera contestuale, una attenta valutazione su come sono cambiati, negli ultimi trent’anni, i luoghi di ricezione artistica: in prima battuta i musei. È un dato di fatto che con la crescita del sistema della globalizzazione sono cambiati i criteri espositivi, non più rigidamente vincolati al godimento unico ed esclusivo dell’opera d’arte originale ma, viceversa, ora, allargati all’uso delle tecnologie che riproducono, a latere dell’esposizione, i contesti storici e individuali entro i quali è stato realizzato, dall’artista, un determinato dipinto, o una scultura, o una fotografia. Per larghi versi, è stato, insomma, assimilato, nella nostra cultura, il concetto di Marshall McLuhan secondo il quale: "oggi, dopo più di un secolo di tecnologia elettrica, abbiamo esteso il nostro sistema nervoso centrale fino a farlo diventare un abbraccio globale, abolendo limiti di spazio e tempo, per quanto concerne il nostro pianeta". L’epoca che stiamo vivendo è assai particolare per effetto dei profondi e continui cambiamenti che sono attualmente in atto e che investono, in maniera particolare, il sistema dei media. Nel campo dell’arte contemporanea assistiamo, oggi, di fatto, ad un progressivo affermarsi di una “dimensione sinestetica” che comporta una “contaminazione” generale dei sensi e delle percezioni, contaminazione che va letta come un tentativo, da parte dell’artista, di inglobare nella sua opera (in maniera tale da consegnarli, poi, alla fruizione artistica) gli stimoli: uditivi, olfattivi, tattili e visivi. 



    E parlando sempre di contemporaneo, dobbiamo anche dire che quello che viviamo è il tempo in cui l’individuo si rispecchia sempre più nei media: nel contempo li fruisce e li auto produce. Li fruisce da semplice lettore di messaggi, di notizie, di comunicati e di annunci, diffusi attraverso i giornali, le radio, le televisioni e per mezzo di internet. E li fruisce, anche, da osservatore: o di immagini generiche (che scorrono sui monitor della differenziata offerta espressa dagli “strumenti mediatici”) o di precise “rappresentazioni semantiche” (che sono manifestazioni, al contrario, del personalissimo genio creativo, espresso da parte di alcuni artisti, mediante la fotografia, il cinema e la pittura). L’auto produzione del messaggio si è fatta, per la verità, molto persistente e pervicace, grazie alla possibilità da parte della massa di poter mostrare il protagonismo individuale di ognuno, usufruendo: degli strumenti messi a disposizione dalla “rete mediatica globale” ed in particolar modo dalla sempre maggiore facilità di accesso, a questa rete, da parte di ogni singolo. Quello che viviamo è, dunque, il tempo in cui si manifesta una maggiore (quasi sfrontata) esibizione del “sé individuale” attraverso un incremento: sia della singola “comunicazione digitale” (espressa da un individuo in grado di distribuire il suo pensiero attraverso la  “rete informatica”) e sia delle “forme creative digitalizzate” (come quelle offerte dai video e dalla fotografia).

    Allo stesso modo, crescono, nella società contemporanea, i social network: che si sono trasformati in una sorta di “vetrina mediatica” (e, dunque, in una “esposizione privilegiata”) della nostra partecipazione individuale, nella forma collettiva: amplificata, a sua volta, in quello stato di “decompartimentazione del sapere” attraverso il quale sono state “frantumate” le tradizionali “unità della conoscenza” (letteratura, arti liberali, arti meccaniche e arti tecniche). Crescono, insomma, nel nostro tempo, i “contenuti digitali” che si sono fatti una realtà sempre più stringente, con la quale bisogna fare, necessariamente, sempre più, i conti: senza nulla togliere alle forme espressive, tradizionali, delle arti visive. E questo stato di cose, lo si deve alla condizione di osmosi oggi esistente tra un “medium caldo” e un “medium freddo”: il primo che “esclude” e il secondo che “include”, il primo che non lascia spazio al fruitore di aggiungere del proprio ed il secondo che apre, invece, ad un una dimensione di “significati” e di significanti” costruiti da ogni singolo fruitore dell’opera d’’arte. Nella produzione del contemporaneo ci sono tre elementi che sono ricorrenti nella costruzione dell’opera d’arte: la globalizzazione dei segni, l’affermarsi del cut up stilistico (con la frantumazione e la ricomposizione dell’immagine, sullo stesso piano) e lo sviluppo dei canali percettivi, attraverso gli stimoli che vengono dal web, il quale si dimostra come la più grande galleria a “cielo aperto” di cui dispone, oggi, l’umanità.

    La dimensione entropica che stiamo vivendo, ci spinge verso il vuoto e la confusione. Assistiamo, di fatto, ad una dissipazione di energia, intellettuale e creativa. Ma come nei processi della fisica ogni energia che muore, si traduce in nuova forza e in nuovo vigore. Dobbiamo prenderci tutto il tempo necessario, per continuare ad esistere e ad agire, seppure in maniera silente, in un'epoca assai distratta verso l'effimero culturale, perché questa nostra azione silenziosa e misteriosa, allo stesso tempo, modificherà gli spazi del "divenire immaginifico. E allora, solo allora, lo spirito del nostro tempo (che l'artista cattura con formidabile maestria) si farà condizione condivisa da tanti. E l'effimero, non sarà più effimero, ma condizione permanente, carica di armonia.




    I) Intervista (riflessione) di Gian Ruggero Manzoni (critico d'arte, scrittore, pittore)
    http://www.gianruggeromanzoni.it/

    "Ritratto", 2011

    1Cosa ne pensi di questa giornata dedicata (pare) all’arte contemporanea in Italia?

    Risposta:Mi pare che siano per lo più sempre quei nomi che si chiamano a raduno per battere cassa. Non so, dopo il giorno della mamma, quello del papà, quello dei nonni, quello degli zii, Halloween, San Valentino, il Giorno della Memoria, il Giorno dell’Immacolata, il Giorno della Liberazione, il Giorno della Repubblica etc. etc. mancava quello dell’Arte Contemporanea. Mah. C’è crisi, il sistema ne risente a tutti i livelli, e anche chi campa d’arte batte cassa, come i cinematografari, gli editori, i giornalisti e altre categorie simili. Io direi che oggi necessiterebbe fare il Giorno dei Metalmeccanici, o dei Minatori o, in particolare, quello dei Pensionati, o dei Malati, forse sarebbe più indicato, anche se il mio dire può sembrare populista e demagogico. Anch’io lavoro in e per l’arte, ma non sento assolutamente la necessità di una giornata al fine di domandare soldi per Musei o per Festival o per inventarsi non so cosa, che poi sono sempre quelle cose, che portano i soldi sempre in quelle tasche. E’ come se gli odierni politici italiani facessero un Giorno dedicato ai Politici, non scoppieremmo tutti a ridere? L’importante è che per fare questa giornata i sedicenti organizzatori della stessa non inizino a volere soldi pubblici. Finché si pagano da loro spese varie e pasti per trovarsi qui o là, bene, ma è nata un’associazioni in funzione di queste adunate, e, come ben sappiamo, prima o poi le associazioni cominciano a battere cassa, e non è già detto che tale associazione l’abbia già fatto. Questo è ciò che maggiormente mi preoccupa, e mi crea un certo nervosismo.

    2) La formula, cioè quella di esporre contemporaneamente in tante città italiana e in ogni luogo (anche il più sperduto della Penisola) per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, secondo te, è giusta o lascia spazio ad un qualcosa che non torna?

    Risposta:Come in politica, nulla mai torna, oggi, in Italia. Poi sappiamo benissimo che arte e politica spesso vanno di pari passo nonché a braccetto fra loro, quindi? Che non diventi un’altra Biennale sgarbiana, ma già i presupposti ci sono. Poi cosa domanda ‘sta gente? Più attenzione nei confronti dell’arte contemporanea? E’ come se gli editori domandassero di leggere più libri, ma non tanto perché quello che pubblicano sia buono, quanto per fare quattrini, come poi succede. Il fatto è che l’arte, come i libri, in Italia, sono sempre quelli a fruirla. Come vado per mostre vedo sempre quelle facce, così come vedo sempre quegli artisti. In Italia arte e libri sono generi di nicchia per un club di nicchia, inutile raccontarci che questi appelli e queste adunate facciano muovere chissà cosa o chissà chi, poi, dalla fine degli anni 70 in poi, ben poco di nuovo, di originale, si è visto, quindi? La giornata dell’Arte Contemporanea rischia di diventare come il Giorno dei Morti. Il fatto è che i Morti hanno, comunque, una loro sacralità, l’arte contemporanea italiana no. Dicendo ciò non vado ad affermare che l’arte sia morta, e ci mancherebbe!, è morto un sistema dell’arte, come un sistema politico, come un sistema sociale. Allora, e meglio, il Giorno dell’Arte Contemporanea non come Giorno dei Morti, ma come Giorno degli Zombie, cioè di un insieme di individui che non vogliono lasciare il posto ad altri e che si autocelebrano, sebbene già finiti, già svenati, già cotti. Non ti pare?

    3) Cosa funziona, in questo intento di educare la gente all’arte contemporanea?

    Risposta:Non so risponderti. C’è qualcosa che funziona? Ho lavorato, per passione e gratuitamente, per il Festival Internazionale d’Arte Contemporanea di Faenza, ora miseramente naufragato, ed è forse successo qualcosa? Faenza, la Romagna, l’Emilia-Romagna, l’Italia, l’Europa hanno forse risposto? Non mi pare. Sempre quegli addetti ai lavori che, per quattro anni, si sono celebrati vicendevolmente ed esclusivamente a spese nostre senza lasciare alcunché di tangibile alle loro spalle, se non conti da pagare.

    4) Cosa non funziona, invece, in questo desiderio di rendere l’arte del presente “massificata”, o meglio renderla di più ampio respiro per coinvolgere direttamente il pubblico?

    Risposta:L’arte globalizzata, massificata e omologata serve unicamente a chi vuole trasformare l’arte, come poi lo è già stato dell’editoria, in industria. Il solo problema è che un libro costa 20 euro, un’opera avente respiro mondiale come minimo 200.000 euro, e un po’ di differenza c’è. La domanda che necessita porsi è un’altra: vogliamo che l’arte abbia ancora una valenza trainante anarco cultural-politico-sociale al fine di mutare sempre regole e schemi, perciò ricopra, ancora, il ruolo che le spetterebbe, oppure sia asservita a mere leggi di mercato quindi al potere vigente? Altra domanda: il pubblico, tramite l’arte, dovrebbe acquisire una maggiore coscienza di sé, cioè dovrebbe crescere, come un tempo si diceva, oppure lo vogliamo trasformare in una massa di consumatori beoti e coglioni? Temo che in un tipo di società strutturata come lo nostra si tenda a voler trasformare il pubblico in polli da batteria obbligati a beccare quel dato mangime che li rende grassi e pronti al forno in un mese, anziché in un anno. Di nuovo lo ripeto, come esiste una cupola economica, una politica, una mafiosa, così esiste una cupola, formata da direttori di importanti musei, grossi mercanti, critici aventi valenza internazionale, grossi gruppi economici o sponsor, come li si voglia definire, che sancisce le regole del gioco al fine di creare delle tendenze per poi fare quattrini, né più né meno come succede nell’ambito del vestiario o di qualsiasi altro genere di consumo. Il vertice è quello, poi, sotto, vassalli, valvassori, valvassini sostenitori del verbo. Quando esiste sistema, l’arte non è mai libera, è sempre soggiogata da delle strategie studiate a tavolino da un potentato. Così si affossa la passione, l’emozione, la scoperta, la ricerca, la sacralità, come pocanzi ho detto, e tutto diventa moda e atteggiamento, trovatine, gossip, finzione, mercimonio, noia… estrema noia, e patetica recita, teatrino, miseria umana, do ut des, appiattimento entropico.

    5) Secondo te è giusto che ogni anno sia un artista storicizzato ad offrire l’immagine per il logo della manifestazione (Cattelan, Arienti, Paolini, Vezzoli, ecc. senza nulla togliere alla loro storia)?

    Risposta:Sarebbe più giusto che fosse un giovane artista emergente a dare immagine all’iniziativa e ad indicare una possibile strada… sempre se possibilità ancora ne esistano, ma visto che sono sempre quelli a decidere, al fine di difendere la casta a cui appartengono, si preferisce, anche in questo caso, andare sul sicuro, cioè affidare logo o che altro a un artista che ha già giurato fedeltà. E’ come in politica, è la stessa cosa, non te ne sei ancora accorto? Penso di sì, il gioco è più che manifesto, è scoperto. Comunque, visto che non credo a questa chiamata alle armi, meglio che si cuociano nel loro brodo, li si lasci dare le carte, facciano loro, considerato che, prima o poi, la ruota girerà. La storia insegna. Sai quanti quadri dormono da decenni nei magazzini dei musei? Migliaia. Un secolo fa erano appesi alle pareti di quei musei, sempre in vista, poi, ridimensionato l’artista, dato il giusto valore all’opera, morti gli allora padroni del vapore, sono stati staccati e immagazzinati, così che altri hanno preso il loro posto. Di cento artisti allora considerati maestri del moderno e del contemporaneo, dieci sono rimasti appesi alle pareti, gli altri novanta ora dormono nei magazzini, mangiati da topi e tarli. Oggi va così, domani, molti di questi, oggi incensati, non saranno che cibo per i ratti, e altri, oggi non considerati, magari saranno appesi al posto loro. Forse che, allora, mio cugino Piero Manzoni pensasse che la sua Merda d’Artista ora fosse messa in mostra nei massimi musei del pianeta? Idem Duchamp, Fontana, Burri e infiniti altri? E quella Merda è andata al posto dei tanti figurativi tecnicisti e passatisti che critica e collezionisti, a quei tempi, osannavano. L’arte vince nel tempo, come poi ogni altra disciplina creativa. La contemporaneità è sogno, manipolazione, business o, peggio, furbate del momento.

    6) Secondo te cosa si dovrebbe o si potrebbe fare?

    Risposta:Boicottare musei, festival, biennali, galleria e tutto ciò che la casta dell’arte oggi propone, così come si dovrebbe fare con la politica, non andando a votare, oppure con i McDonald’s, non andando a mangiare hamburger preparati con carne non si sa di cosa e patatine sintetiche. E via così. Non oso dire necessiterebbe fare la rivoluzione perché già ho dato alle patrie galere a suo tempo, negli anni 70, quindi mi limito al boicottaggio, sebbene, anche se non più in verde età, un certo dinamismo bellico non mi abbia ancora abbandonato.

    Daily Calendar

    Visualizzazioni totali

    Lettori fissi

    Archivio blog

    Informazioni personali